Separazione Consensuale

Separazione Consensuale dei Coniugi: Principi Generali

In base all’art. 150 c.c, è ammessa la separazione personale dei coniugi che può essere giudiziale o consensuale. La stessa disposizione normativa precisa che, nell’uno o nell’altro caso, i soggetti legittimati ad una tale domanda sono i coniugi.

La separazione consensuale  – regolata dagli artt. 158 cc. e 711 c.p.c. –  è lo strumento utilizzato dai coniugi che di comune accordo decidono di separarsi e disciplinano tutti gli aspetti relativi alla unione coniugale che stanno interrompendo. Si tratta di un tipo di separazione che, a differenza della separazione giudiziale, ha una minore conflittualità e ha il vantaggio di avere delle procedure più snelle.

I due coniugi possono farsi assistere da uno o più avvocati per stipulare, privatamente, un accordo contenente i diritti relativi al patrimonio, alla casa coniugale, all’assegno di mantenimento, alla prole. Tale accordo per essere efficace deve essere omologato dal Tribunale.

Dopo l’omologazione dell’accordo, possono essere apportate modifiche tramite il procedimento in camera di consiglio su ricorso di ciascun coniuge a patto che sopraggiungano mutamenti della condizione personale o patrimoniale di uno di entrambi i coniugi. L’omologazione che viene fatta per decreto acquista efficacia di titolo esecutivo.

L’accordo di separazione

L’accordo di separazione ha come contenuto essenziale il reciproco consenso a vivere separati e ha come contenuto eventuale le pattuizioni in relazione all’instaurarsi della vita separata ma anche le pattuizioni che riconoscono o attribuiscono la proprietà dei beni e che trovano nella separazione una semplice occasione e restano distinte dalle convenzioni di famiglia (Gazzoni).

L’accordo ha natura negoziale: il Tribunale dovrà infatti limitarsi al controllo di legalità e opportunità e di verifica che le disposizioni contrattuali non siano nulle in quanto contrarie a norme imperative o ordine pubblico. Il tribunale valuta inoltre che le decisioni ivi contenute siano fatte nell’interesse morale dei figli. In caso di mancata ottemperanza delle indicazioni del tribunale all’accordo, può essere rifiutata l’omologa. Si tratta di un negozio di tipo familiare e quindi personalissimo. La disciplina del contratto si applica in quanto compatibile.

Per quanto riguarda la natura dell’omologazione, la Cassazione ha precisato che “il provvedimento di omologazione della separazione consensuale dei coniugi consiste in un controllo sulle condizioni dell’accordo raggiunto tra gli stessi, con particolare riguardo all’interesse dei figli (ex art. 158, comma 1, c.c.), non potendo in alcun modo incidere sulla gestione del patrimonio pubblico”

“La separazione – ha spiegato la Cassazione (Cass. 2700/1995) – trova la sua unica fonte del consenso manifestato dai coniugi dinanzi al presidente del tribunale e (…) la successiva omologazione è unicamente diretta ad attribuire efficacia dell’esterno all’accordo di separazione, assumendo la funzione di condizione sospensiva della produzione degli effetti delle pattuizioni stipulate tra i coniugi, già integranti un negozio giuridico perfetto ed autonomo”.

Il procedimento di separazione giudiziale

Una volta presentato il ricorso, il Presidente del Tribunale fissa l’udienza nella quale verrà fatto un tentativo obbligatorio di conciliazione. In base all’art. 706 c.p.c., la domanda di separazione si propone innanzi al giudice del luogo in cui il coniuge convenuto ha la residenza o il domicilio. Nel caso della separazione consensuale è necessario prendere in considerazione il tribunale del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi. Il Presidente del Tribunale sente i coniugi prima privatamente e poi congiuntamente ex art. 708 c.p.c.

Nella stessa sede il Presidente può adottare i provvedimenti che gli sembrano “necessario e urgenti”. In caso di buon esito della conciliazione, viene redatto un verbale e la procedura di separazione ha termine. In caso contrario, il Presidente emana un decreto di omologazione delle condizioni contenute nel ricorso. Nel caso in cui all’interno del nucleo familiare siano presenti figli, è necessario che l’accordo venga sottoposto anche al p.m. che apporrà il suo visto. Dalla emanazione del decreto iniziano a decorrere i sei mesi per la richiesta di divorzio.

Separazione consensuale con figli

In caso di separazione giudiziale di una coppia dalla quale sono nati dei figli, l’accordo non può non tenere conto della prole e l’assegnazione della casa coniugale dovrà necessariamente tenere conto di questo.

Si possono revisionare le condizioni stabilite nell’accordo di separazione omologato?

L’accordo può essere modificato anche dopo l’omologazione ma sulla base di nuove circostanze di fatto che possano giustificare il cambiamento delle condizioni alla base dell’accordo modificato. L’omologazione non impedisce nemmeno l’eventuale riconciliazione e cioè la cessare la separazione legale dovuta alla ripresa della convivenza e alla volontà di ricomporre il rapporto coniugale. Non tutti i comportamenti sono sintomatici di una volontà di ricomporre il nucleo familiare. Come ha spiegato la suprema Corte, (Cass. n. 27386/2014) “la convivenza ripresa dopo la separazione dei coniugi, per essere idonea ad interromperla, non deve essere caratterizzata dalla temporaneità. Piuttosto si deve ricostituire concretamente il preesistente vincolo coniugale, nella sua essenza materiale e spirituale”.

La Negoziazione assistita nella separazione consensuale

I coniugi che intendano separarsi di comune accordo hanno due ulteriori possibilità: quella di ricorrere alla negoziazione assistita da due avvocati e quella di separarsi autonomamente dinanzi al sindaco.

Per quanto riguarda la negoziazione assistita, il d.l. 132/2014 ha previsto una via ancora più veloce per separarsi. Si tratta di un procedimento non giudiziale al quale prendono parte gli avvocati delle parti che redigono un accordo di separazione. Questo accordo, firmato dai coniugi dovrà essere preso in esame dal Pubblico Ministero e infine trasmesso all’ufficiale dello stato civile.

Fonti sulla Separazione Consensuale

 

Qualche sentenza in tema di separazione consensuale

In sede di separazione consensuale, è possibile che i coniugi prevedano l’adempimento dell’obbligo di mantenimento dell’uno da parte dell’altro anche attraverso l’alienazione ad effetti differiti di una cosa altrui (Cass. n. 1747/2016).

La separazione consensuale è un negozio di diritto familiare il cui contenuto essenziale è rappresentato dal consenso reciproco a vivere separati, dall’affidamento dei figli e, ove ne ricorrano i presupposti, dall’assegno di mantenimento. Esso ha poi un contenuto eventuale, che trova solo occasione nella separazione e che è rappresentato da accordi patrimoniali autonomi conclusi dai coniugi in relazione all’instaurazione di un regime di vita separata (Cass. n. 16909/2015).

La convivenza ripresa dopo la separazione dei coniugi, per essere idonea ad interromperla, non deve essere caratterizzata dalla temporaneità. Piuttosto si deve ricostituire concretamente il preesistente vincolo coniugale, nella sua essenza materiale e spirituale (Cass. n. 27386/2014).

 Il trasferimento di un immobile in favore del coniuge per effetto degli accordi intervenuti in sede di separazione consensuale è comunque riconducibile alla volontà del cedente, e non al provvedimento giudiziale di omologazione, sicché, qualora, intervenga nei cinque anni successivi al suo acquisto, senza che il cedente stesso, abbia comprato, entro l’anno ulteriore, altro appartamento da adibire a propria abitazione principale, le agevolazioni fiscali “prima casa” di cui egli abbia beneficiato per l’acquisto di quell’immobile vanno revocate, con conseguente legittimo recupero delle ordinarie imposte di registro, ipotecarie e catastali da parte dell’Amministrazione finanziaria (Cass. civ. n. 2263/2014).

“La separazione trova la sua unica fonte nel consenso manifestato dai coniugi dinanzi al presidente del tribunale e (…) la successiva omologazione è unicamente diretta ad attribuire efficacia dell’esterno all’accordo di separazione, assumendo la funzione di condizione sospensiva della produzione degli effetti delle pattuizioni stipulate tra i coniugi, già integranti un negozio giuridico perfetto ed autonomo”. (Cass. civ. n. 2700/1995).

 

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