Anatocismo Bancario

L’anatocismo può essere definito come il calcolo degli interessi sugli interessi che sono già maturati su una determinata somma dovuta. In sostanza si tratta dei c.d. “interessi compositi”, calcolati sugli interessi scaduti. Gli interessi maturati e non pagati entrano a far parte del capitale. In questo modo, su questa nuova somma maturano nuovi interessi. In particolare, per quanto riguarda l’anatocismo bancario, esso può essere definito come il calcolo degli interessi che maturano sul conto corrente bancario e che vengono addebitati in conto. E sulla nuova somma matureranno ulteriori interessi. Il riferimento normativo è previsto dall’art. 1283 c.c. che stabilisce la regola generale del divieto di anatocismo e precisa che “gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi”.

Nuove regole sull’anatocismo bancario

Con l’entrata in vigore delle nuove regole sull’anatocismo bancario, è vietato da parte dell’istituto bancario qualsiasi forma di produzione degli interessi sugli interessi dovuti dal cliente. Non cambia, tuttavia, il regime di degli interessi di mora, ossia quelli previsti se il cliente non paga quanto dovuto alla scadenza prevista dal contratto, ad esempio di mutuo. Infatti, per quanto riguarda il calcolo e il pagamento di tali interessi restano valide le disposizioni contrattali e quelle del codice civile.

In base a queste nuove regole è possibile che il cliente venga condannato al pagamento degli interessi sugli interessi solo se alla data principale gli interessi principali erano già scaduti e vi sia stata una apposita domanda del creditore o sia stata stipulata una convenzione posteriore alla scadenza degli interessi (su questo tema vedi le decisioni della Suprema Corte nn. 4830/2004 e 7696/2006).

Per quanto riguarda le nuove norme, dall’1 ottobre 2016, gli istituti bancari sono tenuti ad adeguarsi alle nuove regole sull’anatocismo bancario con riferimento ai contratti bancari di mutuo, finanziamenti, affidamenti scoperto di conto e aperture di credito. Il decreto del ministero dell’Economia n. 343 del agosto 2016 è stato emanato in attuazione dell’art. 120 del Testo Unico Bancario che contiene i principi direttivi della materia. L’art. 3 del decreto ministeriale n. 343/2016 stabilisce che nelle operazioni di raccolta del risparmio e di esercizio del credito “gli interessi maturati non possono produrre altri interessi salvo quelli di mora”.

Il decreto ministeriale citato stabilisce che gli interessi debitori e quelli creditori devono avere la stessa periodicità, sul conto corrente e sul conto di pagamento, devono essere conteggiati annualmente, quindi il 31 dicembre di ogni anno. In relazione alle aperture di credito in conto corrente e agli sconfinamenti di fido su conti non affidati, il decreto ministeriale prevede che gli interessi devono essere conteggiati in modo separato dal capitale. Questo fa sì che gli interessi si calcolino sul capitale e non sulla somma del capitale e degli interessi maturati l’anno precedente. Gli interessi maturati in un dato anno divengono esigibili l’1 marzo dell’anno successivo.

Queste regole sono state approvate dopo le illegittime prassi delle banche circa la capitalizzazione trimestrale degli interessi a debito e annuale degli interessi a credito. Infatti, pur essendo sempre esistito il divieto di anatocismo bancario, in base all’art. 1283 c.c., le banche utilizzavano questo metodo che, creando un disallineamento nella maturazione degli interessi a debito con il conseguente anatocismo e tale prassi veniva avallata dalla giurisprudenza. Fino alla sentenza della Suprema Corte del 2004 la n. 21095 con quale la Cassazione ha dichiarato illegittima la prassi della capitalizzazione.

In base alle nuove regole, quando gli interessi diventano esigibili, se il cliente li paga, la vicenda si chiude e gli stessi continuano ad essere calcolati sul solo capitale. Se invece il cliente ha autorizzato l’addebito in conto, gli interessi si trasformano in capitale: così gli interessi corrispettivi devono essere calcolati su un importo che è il risultato del capitale finanziato con gli interessi divenuti capitale.

Nel caso in cui il cliente non abbia autorizzato l’addebito in conto e non paghi gli interessi maturati e divenuti esigibili, il cliente è inadempiente e la banca potrà applicare gli interessi moratoti. Infine, per quanto riguarda i contratti in corso, gli istituti bancari applicheranno il decreto agli interessi maturati dall’1 ottobre 2016.

Per approfondire

Fonti normative sull’Anatocismo Bancario

  • Art. 1283 c.c.
  • Art. 120 T.u.b.
  • Decreto Ministro dell’Economia n. 343/2016

Giurisprudenza sull’Anatocismo Bancario

Tra le sentenze più recenti ricordiamo la n. 371/2018 della Cassazione Civile, sez. I, l’ordinanza del 10 gennaio 2018, in base alla quale deve ritenersi che nell’ambito del contratto autonomo di garanzia, il garante autonomo deve ritenersi pienamente legittimato a sollevare l’eccezione di nullità della clausola anatocistica quando la stessa si fondi su di un uso normativo, la numero 24294/2017 in base alla quale “il divieto di anatocismo impedisce la capitalizzazione anche annuale degli interessi” e la n. 23278/2017 in base alla quale gli interessi anatocistici o usurai di cui, rispettivamente, agli artt. 1283 e 185 c.c., sono rilevabili d’ufficio.

Altre sentenza sul tema dell’anatocismo

  • Cassazione civile sentenza del 02/07/2014 n. 15135
    La giurisprudenza, ha escluso che si possa ravvisare un uso normativo atto a giustificare, nel settore bancario, una deroga ai limiti posti all’anatocismo dall’art. 1283 c.c., per difetto del requisito della “normatività” di tale pratica.
  • Cassazione civile Sezione I sentenza del 24/03/2014 n. 6857
    L’azione di ripetizione di indebito, proposta dal cliente di una banca, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, è soggetta all’ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell’ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati.
  • Cassazione civile Sezione I sentenza del 10/09/2013 n. 20688
    L’accertata nullità delle clausole concernenti la capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal correntista non travolge l’intero credito azionato dalla banca in via monitoria, bensì la sola parte di esso riguardante gli interessi così calcolati, imponendo al giudice di provvedere ad un nuovo calcolo degli interessi dovuti (Cass. n. 3649/2012), sempre che sussista la prova dell’esistenza del credito nella sorte capitale che può essere data in tutti i mezzi consentiti dall’ordinamento.
  • Cassazione civile Sezione VI sentenza del 03/09/2013 n. 20172
    Una volta dichiarata la nullità della previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall’art. 1283 c.c. (il quale osterebbe anche ad un’eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista debbono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna.
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